Soprattutto a questo segmento di lavoratori si rivolge l’attenzione del governo, come ha messo in risalto Natale Forlani, direttore generale per l’immigrazione al Ministero del lavoro, che ha annunciato la messa a punto di un manuale-vedemecum redatto in sette lingue per aiutare gli immigrati ad inserirsi e, soprattutto, a far valere i propri diritti. Diritto alla pensione con adeguati versamenti all’INPS, all’assistenza sanitaria, alla sicurezza sul luogo di lavoro. L’obiettivo è quello di favorire la razionalizzazione del sistema, perché in un segmento, che vale 18 miliardi di euro, c’è troppa improvvisazione, troppo lavoro nero o irregolare (40%).
Secondo la ricerca CENSIS solo il 38,2% del campione dichiara di svolgere un lavoro totalmente in regola. E in testa nel “nero” ci sono colf e badanti italiani, mentre gli extracomunitari tengono a rispettare la legge, per regolarizzare la loro presenza sul nostro territorio. Sebbene la regolarizzazione del settembre 2009 abbia fatto emergere circa 300 mila lavoratori sommersi, per ora poco più di 200 mila famiglie hanno messo in regola i loro collaboratori.
Il 34,7% degli stranieri ha dichiarato al CENSIS di non essere in regola con INPS e INAIL, pur desiderando di esserlo. Tale percentuale sale 72,7% al sud, con il 58,8% del tutto in posizione irregolare.
C’è poi il problema degli incidenti sul lavoro. Dal 2008, primo anno di obbligatorietà di iscrizione all’INAIL, sono stati registrati 3 mila 576 infortuni, di cui due mortali.
Potrebbe sembrare piccola cosa, ma gli incidenti in casa seguono come numero quelli che si verificano nei cantieri. Quelli denunciati è vero sono assai pochi rispetto agli effettivi, in realtà ben più numerosi, come conseguenza sia della sottovalutazione del rischio sia per deficit di prevenzione. Secondo la ricerca CENSIS, il 44,3% degli intervistati ha accusato un incidente lavorativo nel corso dell’anno. In testa sono risultate le bruciature (18,7%), seguite da scivolate (16,1%), cadute dalle scale (12,2%), ferite (8,6%), strappi e contusioni (7,8%), intossicazioni ( 4,2%), scosse elettriche (3,6%). Nella maggioranza dei casi si tratta di infortuni lievi, ma per il 31,5% dei casi portano ad una inabilità temporanea parziale, totale nel 18,2% dei casi e per l’1,7% ad una inabilità permanente. Il danno personale e sociale non è quindi cosa trascurabile.